Agatalibera さんのプロフィールWindows Live Spaces di A...フォトブログリストその他 ツール ヘルプ

ブログ


9月28日

Una maglietta rossa per la Birmania


"In tutto il mondo, oggi venerdì 28"
Nastri rossi, gialli e ocra stamane alla stazione Leopolda di Firenze
Sit-in di Amnesty International domani e sabato a Roma e Milano


ROMA - Una maglietta o un nastro rosso in sostegno della Birmania. E'
la parola d'ordine che corre sui blog e sui cellulari, una catena di
sms per un gesto di solidarietà a favore dei monaci buddisti e del popolo
birmano.

Questo è l'invito che sta circolando in queste ore via sms: "In support
of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the
world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!" (a
sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28
settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta
rossa).

Un testo analogo in lingua italiana circola anche nei blog: "Venerdì 28
settembre indossiamo una maglia rossa. Chiunque legga questo messaggio
lo trasmetta a quante più persone sensibili a questo gravissimo
problema gli sarà possibile. GRAZIE DI CUORE".

Mentre gli studenti delle scuole superiori fiorentine che stamattina
hanno partecipato all'iniziativa "La stazione delle idee" alla stazione
Leopolda di Firenze hanno adottato un nastro rosso, ocra, giallo o rosa
come segno di solidarietà per la Birmania. Un nastro verrà consegnato
questo pomeriggio dagli studenti anche al ministro della Pubblica
Istruzione Giuseppe Fioroni, che interverrà alla manifestazione.

La sezione italiana di Amnesty International, con l'obiettivo di
mobilitare opinione pubblica e governi, ha indetto due sit-in a Roma e a
Milano e ha lanciato un appello on line in favore di un gruppo di
parlamentari, monaci e artisti arrestati nelle ultime ore a Yangon, a Mandalay e
in altri centri del paese.

I sit-in - si legge in una nota dell'organizzazione - si svolgeranno
domani a Roma (dalle 17.30 di fronte all'ambasciata del Myanmar, in via
della Camilluccia 551) e sabato a Milano (dalle 16.30 in piazza della
Scala).
9月25日

Quale luce?

 
luce dell'animo
luce lunare
luce solare
luce ed ombra
inquinamento luminoso
una luce che mi piace
 
9月20日

Quando si dice che non è giornata!

Ecco è vero la vita è piena di sorprese e diventare grandi significa affrontare problemi e difficoltà!
Ma non tutti insieme! per ora basta ti prego
Vedere la persona che ami un pò triste e non essere in grado di rivoltare tutto
sentirsi anche un pò in colpa
tenere tutto dentro
groppo in gola
non vorrei essere qui
vorrei schiacciare stop prendere due giorni
sognare 
e poi ritornare qui 
 
September Song
 
9月19日

Nuvolari

Nuvolari e'
basso di statura
Nuvolari e'
al di sotto del normale
Nuvolari ha
cinquanta chili
d'ossa
Nuvolari ha
un corpo eccezionale.
Nuvolari ha
le mani come artigli
Nuvolari ha
un talismano
contro i mali
il suo sguardo
e' di un falco
per i figli
i suoi muscoli
sono muscoli
eccezionali.
Gli uccelli nell'aria
perdono l'ali
quando passa Nuvolari.
Ah, ah, ah!
Ye ye ye ye ye ye yeee!
Quando corre Nuvolari
mette paura perche' il
motore e' feroce
mentre taglia ruggendo
la pianura
gli alberi della strada
strisciano sulla biada
sui muri i cocci
di bottiglia
si sciolgono
come poltiglia
tutta la polvere e'
spazzata via.
Quando corre Nuvolari
quando passa Nuvolari
la gente arriva in
mucchio e si stende
sui prati.
Quando corre Nuvolari
quando passa Nuvolari
la gente aspetta
il suo arrivo
per ore e ore
e finalmente quando
sente il rumore
salta in piedi e
lo saluta con la mano
gli grida
parole d'amore
e lo guarda scomparire
come guarda un
soldato a cavallo
a cavallo
nel cielo di aprile.
Nuvolari e'
bruno di colore
Nuvolari ha
la maschera tagliente
Nuvolari ha
la bocca sempre chiusa
di morire non
gli importa niente.
Corre se piove o
corre dentro al sole
tre piu' tre per lui
fa sempre sette
con l'Alfa rossa
fa quello che vuole
dentro al fuoco
di cento saette.
C'e' sempre un numero
in piu' nel destino
quando corre Nuvolari
Ye ye ye ye ye ye yeee!
Quando passa Nuvolari
ognuno sente il suo
cuore vicino.
In gara a Verona e'
davanti a Bordino
con un tempo d'inferno
acqua grandine e vento
pericolo d'uscire
di strada
a ogni giro l'inferno
ma sbanda striscia e' schiacciato
lo raccolgono
quasi spacciato.
Ma Nuvolari rinasce
come rinasce
il ramarro
batte Varzi
e Campari
Borzacchini e Fagioli
Brilli-Peri
e Ascari.
e Ascari. 

9月14日

un impianto fotovoltaico ´popolare´

Si chiama ´un ettaro di cielo´ ed è l'iniziativa lanciata dalla Belvedere di Peccioli (Pisa), società che da dieci anni gestisce una discarica per lo smaltimento di rifiuti. Si tratta di una sottoscrizione di obbligazioni da parte dei cittadini per costruire un impianto fotovoltaico. I cittadini con l'investimento guadagnerebbero anche sul risparmiano di energia elettrica. I cittadini toscani, ma anche quelli di altre regioni, potranno partecipare alla produzione di energia, acquistando una o più quote del valore di 3.000 euro, equivalenti a un chilo watt elettrico di potenza installata (Kwp), per poi beneficiare di un conto energia nei confronti del gestore e, di conseguenza, vedere diminuire i costi della bolletta.
Lo potremmo fare anche noi.
La società con cui collaboro vorrebbe installare una centrale da 1MW che consentirebbe loro di autofinanziarsi, sarebbe carino mettere all'interno partecipazioni di persone che vorrebbero realizzare un impianto fotovoltaico ma non lo fanno o perchè non hanno lo spazio (vedi chi abita nei condomini) o perchè magari non hanno i fondi in quanto un impianto per una famiglia dovrebbe essere di almeno 3kW (per cui il costo arriverebbe a 20000 €compreso di IVA).
Insomma siamo già arrivati all'apice dell'inquinamento, in questi giorni non si parla di altro che di aumento di gradi °C della temperatura. Abbiamo bisogno di incrementare la produzione di energia rinnovabile.Ci sono i finanziamenti leggete informatevi.
Il solare si presta per quella che si chiama generazione distribuita anzichè centralizzata, ma in mancanza della prima anche la centrale fotovoltaica va bene.
Investendo 6000€ se ne guadagnano 12000€ nell'arco dei ventanni!
Cazzo facciamo qualcosa
Per primi i Comuni
 
9月12日

La Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici 2007

 
 
Il clima sta cambiando in tutto il mondo. In alcuni Paesi, in primo luogo quelli dell’Unione Europea, le istituzioni e le società si stanno attrezzando per affrontare questa sfida, mettendo in campo politiche di riduzione delle emissioni dei gas che alzano la febbre della Terra e avviando l’adeguamento delle strutture e degli stili di vita ai cambiamenti dell’ambiente e del territorio che inevitabilmente ci saranno.

Il
Ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare ha indetto la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, per far nascere e sostenere una politica efficace e condivisa dai cittadini, dalle pubbliche amministrazioni, dal mondo del lavoro, dalle aziende, dall’ambiente della scienza e della ricerca. L’obiettivo principale è prevenire i danni del cambiamento climatico nel nostro Paese.

La Conferenza Nazionale, organizzata dall’
Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi tecnici - APAT, assieme al sistema delle agenzie ambientali (Arpa/Appa), si svolgerà il 12 e il 13 settembre 2007 a Roma. Ma già dal 21 giugno è iniziato un percorso di approfondimento sui temi in cui si articola il cambiamento climatico (desertificazione, erosione delle coste, scioglimento dei ghiacciai, dissesto del territorio, siccità del Po) e sulle politiche di adattamento del territorio e degli stili di vita. Altri appuntamenti hanno trattato la salute in relazione al clima e l’inventario nazionale dei gas serra, e ulteriori iniziative sono ancora previste dopo la Conferenza.

Si passa oggi dall’allarme all’azione, dal problema all’avvio delle soluzioni da mettere immediatamente in campo per tutelare il presente e il futuro del nostro Paese. Lo potremo fare solo assieme: il clima cambia, ora, per tutti.
 
 
 
9月7日

V-Day

Finora per quel che ne ho sentito io, ne radio ne tv ne hanno parlato.
Solo ora a radio deejay nella trasmissione del trio medusa stanno intervistando telefonicamente Beppe Grillo. Questo ci deve dare la maggiore consapevolezza che questa sarà una manifestazione solo del popolo, per una legge di giustizia!
A domani 
 
9月5日

Mattino di pioggia

Questa mattina la 16bis (strada che ogni giorno percorro per andare al lavoro), era più bella del solito.
Io ero completamente assonnata ma ho fatto il viaggio con un meraviglioso arcobaleno alle spalle che scrutavo dal mio specchietto retrovisore, rischiando di tanto in tanto di ritrovarmi sull'altra corsia, e i raggi di luce che filtravano dalle nuvole all'orizzonte!
La cosa più bella che c'è della pioggia è l'odore e gli arcobaleni, per non parlare dell'aspetto pratico ovvero l'uva in campagna aveva bisogno di acqua. 
A proposito un pò di Wikipedia:

L'arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico che produce uno spettro (quasi) continuo di luce nel cielo quando il Sole si riflette sulle gocce rimaste in sospensione dopo un temporale, o presso una cascata o una fontana.

Visivamente è un arco multicolore, rosso sull'esterno e viola sulla parte interna; la sequenza completa è rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Esso è la conseguenza della dispersione e dalla rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse.

In rari casi, un arcobaleno lunare, o notturno, può essere visto nelle notti di forte luce lunare. Ma, dato che la percezione umana dei colori in condizioni di poca luminosità è scarsa, gli arcobaleni lunari sono percepiti come bianchi.

Collage di 8 immagini di un arcobaleno a Cogoleto (Ge)
Collage di 8 immagini di un arcobaleno a Cogoleto (Ge)
9月4日

Non perdere di vista la profondità del reale e recuperare il centro della vita

Ho trovato questo brano navigando su Internet.................non dice probabilmente nulla di nuovo, ma sono cose che molti di noi tendono a dimenticare o a non prestarvi la giusta attenzione!

buona lettura

Achille Rossi scrive

Voglio cominciare citando un sociologo italiano, Sabino Acquaviva, che già negli anni Settanta scriveva: "Come siamo consumati da questa civiltà dei consumi!" . Io penso che anche oggi la sua osservazione sia non solo vera ma ancora più disperante. Siamo immersi in una società del superfluo, dell'abbondanza, del consumo che rende tutto uguale e ci impedisce di cogliere l'essenziale.
Vorrei provare a localizzare questo essenziale perché non rimanga una parola vuota. L'essenziale significa, a mio parere, accogliere il divino, coltivare l'umano e rispettare la dimensione cosmica. Senza apertura alla dimensione divina c'è asfissia, non si respira, l'uomo ripiomba su se stesso perché manca la polarità radicale che serve da punto di riferimento e nella vita umana compare la disperazione. Kierkegaard - che per me è davvero una grande fonte di ispirazione ha scritto: "Se non c'è una tensione infinita verso l'infinito l'uomo si dispera nel finito".
Senza l'accoglienza dell'umano si sprofonda nel delirio del Solo, con la "s" maiuscola, in cui la modernità qualche volta si è impantanata; e senza rispetto della dimensione cosmica i rapporti tra le persone diventano meccanici e alla fine violenti.
Uno stile di vita che punti all'essenziale comincia dai gesti della quotidianità e soprattutto ha un rapporto con il corpo. Vorrei mostrarlo raccontando un episodio della tradizione zen: c'è un ashram nel quale vive un maestro celebre per la sua saggezza, e la gente va al monastero per consigliarsi con lui. Arriva un occidentale che chiede a uno dei discepoli: Che cosa fa di speciale il vostro maestro?" e questi gli risponde: "non fa niente di speciale, quando mangia mangia, quando parla parla, quando riposa riposa, quando cammina cammina". L'occidentale replica: "ma questo lo fanno tutti". "Provaci, vedrai quanto è difficile" ribatte il monaco. In effetti questi verbi che il monaco elenca possono essere declinati non come noi facciamo normalmente, ma in un modo diverso che richiede un certo atteggiamento di fondo.
Comincio dal gesto più immediato: mangiare e bere. Ci sono tanti modi di mangiare: c'è il mangiare della civiltà dei consumi che potremmo qualificare come "la grande abbuffata". A me colpisce sempre il modo di mangiare dei nostri ragazzi perché vedo quale dose di aggressività e persino di violenza scarichino sul cibo e come lo considerino proprietà loro. C'è il mangiare in altri contesti: ricordo l'impressione che mi fece, la prima volta che andai in India, il mangiare in un ashram cristiano: ci si siede per terra e il cibo viene servito su due foglie di banano. Non è self-service, è un dono, si può richiedere ancora, ma sono gli altri a donartelo. E' un modo di mangiare diverso che sottende un'altra antropologia. Io credo che nella nostra società il mangiare abbia perduto questo carattere profondo, oserei dire sacro. E la riprova è che i disturbi psicologici oggi si concentrano sul cibo; mi riferisco in particolare all'anoressia e alla bulimia. L'anoressia è un rifiuto del cibo che maschera il rifiuto dell'altro. Ed è un rifiuto radicale: ricordo una ragazzina che mi diceva "non posso fare la comunione perché anche comunicarsi è mangiare". Al rovescio l'ossessiva assunzione di cibo simboleggia, nella distruzione degli alimenti, la distruzione dell'altro. Non si tratta però di atteggiamenti puramente individuali. Mi chiedo, guardando la nostra società, se essa non faccia altro che vomitare chi è diverso, come l'anoressico vomita il cibo che ha assunto, perché non può accettare l'altro: noi tendenzialmente, come società, vomitiamo i diversi e, d'altra parte, divoriamo il cosmo e le ricchezze dei poveri in una specie di cieca bulimia. Vomitare, divorare: due verbi significativi che hanno a che fare con il corpo.
Credo che dovremmo reimparare a mangiare come gesto sacro, nel quale non si incorporano soltanto proteine, carboidrati, vitamine, ma soprattutto la relazione. Anche l'Eucarestia è un altro modo di mangiare, in cui si assume l'ispirazione di Cristo. E' possibile mangiare in modo diverso e instaurare un rapporto di convivialità?
Prendo un altro verbo significativo: respirare. Noi viviamo l'affanno di adeguarci a ritmi che non sono naturali. Siamo oppressi da mille impegni e mille preoccupazioni, siamo stressati dal nostro stile di vita. Dovremmo imparare l'arte di respirare profondamente e con libertà. Nel nostro doposcuola per venti anni abbiamo ospitato dei ragazzi psicotici, e quello che mi colpiva in loro era l'ansia, l'affanno del respiro che era la manifestazione fisica della loro psicosi. Tutto lo yoga inizia con l'imparare l'arte del respiro: se andate in Oriente vi fanno sedere in riva all'oceano, vi fanno chiudere prima una narice poi l'altra, e poi vi dicono "adesso impara a respirare perché non puoi imparare a pregare se non impari a respirare. Infatti respiri non solo il cosmo, ma respiri il divino". E' interessante capire che respirare non è soltanto un atto fisiologico, è qualcosa di più, forse qualcosa che ha a che fare con il "non preoccupatevi di quello che mangerete, né di quello che berrete perché il Padre vostro lo sa". Respirare è il tentativo di vivere con calma l'unica ricchezza che abbiamo, il nostro presente, quello che stiamo vivendo in ogni momento.
C'è un altro verbo squalificato, il parlare. Come ricorda Heidegger, molto parlare è chiacchiera o mera trasmissione di concetti e di contenuti, come avviene nell'insegnamento; parlare invece è essenzialmente relazione. Ogni parola vera è una invocazione nei confronti dell'altro, è una richiesta di attenzione. Noi oggi comunichiamo molto con gli strumenti, ma abbiamo paura della relazione perché è troppo impegnativa, oppure comunichiamo dei concetti ma evitiamo la relazione. I nostri ragazzi, che hanno il dito indice sempre puntato sul telefonino, in realtà stanno realizzando una comunicazione povera, perché la comunicazione impone sempre la relazione, mette a confronto col volto dell'altro e loro, come noi tutti forse, non riescono a sostenere il volto perché invita alla responsabilità. Io ho un discorso aperto con i miei ragazzini adolescenti ai quali rivolgo spesso questo rimprovero: "Voi non ascoltate niente" e loro mi rispondono "come non ascolto? Ti ripeto tutto quello che hai detto!". In realtà non è questo l'ascolto, ascoltare è accogliere la parola come invocazione. Dovremmo fare il tentativo profondo di imparare a parlare e ad ascoltare.
Un altro verbo ancora, diventato ormai sconosciuto: camminare. In effetti noi ci spostiamo, ma non camminiamo. Camminare è seguire il ritmo proprio e stare in mezzo alle cose, avere tempo di vederle, di assaporarle. L'esperienza di stare in un luogo: noi spesso non stiamo in nessun luogo, perché non c'è rapporto con il sentiero che percorriamo, con le piante, con l'orizzonte e soprattutto non abbiamo tempo di vedere nessuno. E' simpatica un'espressione degli africani che ho sentito riferire da Panikkar: "Gli europei sono le persone che non si salutano quando si incontrano". E la maggior parte delle volte nemmeno si incontrano. Se ci pensate anche le nostre strade ed autostrade sono "vie di incomunicazione". Ecco perché chi fa l'esperienza del pellegrinaggio qualche volta rimane sconvolto: il pellegrinaggio è poter camminare, poter incontrare delle persone, essere in un luogo, avere tempo.
Penso a un altro verbo squalificato: riposare. La nostra è una civiltà in cui il riposare ha connotazioni negative perché ha privilegiato il lavoro, il produrre. Riposare è sinonimo di ozio, di inattività, che ogni tanto, invece, bisognerebbe accettare perché ci libererebbe dalla mania di essere tutto e di avere tutto che, a dire di Freud, sono le tensioni che portano la persona ad autodistruggersi. Certo è necessario agire, l'uomo si esprime nell'azione, ma l'attività essenziale nasce dal silenzio e non dalla moltiplicazione degli impegni.

Per declinare questi verbi nel modo che ho detto è necessario un atteggiamento di fondo che chiamerei l'atteggiamento contemplativo, che significa non perdere mai di vista la profondità del reale e recuperare sempre il centro della vita.
L'atteggiamento contemplativo ci abilita a vivere nel presente perché lì è dato tutto, il mistero, gli altri, il mondo. Ci guarisce da una esasperata ricerca del futuro, di quello che non c'è. Ci si proietta sempre in avanti per avere di più, per arrivare prima, per salire più in alto e così si cade nella frenesia.
L'atteggiamento contemplativo ci guarisce dal finalismo eccessivo. Certo che i fini esistono, ma diventano negativi quando si trasformano in programmazione eccessiva, controllo eccessivo. Raramente l'azione nasce dalla profondità, spesso è frutto delle mete esteriori che ci siamo imposti e questa tensione finalistica ci fa perdere la disponibilità ad accogliere, ad essere penetrati dalla realtà che è la nostra unica ricchezza. Questo impoverimento interiore porta alla ricerca della grandezza, del successo, come mostra il mondo dei media.
L'atteggiamento contemplativo ci porta a operare delle scelte. Se la sobrietà ha il significato di ritorno all'essenziale certo è necessario fare delle scelte e soprattutto dei recuperi: il recupero del silenzio, del simbolismo, della convivialità, della politica.

 

Ici, un avverbio costa caro!

 
La Chiesa è esentata per gli immobili ad
uso non "esclusivamente" commerciale
PIERLUIGI FRANZ
ROMA
La «patata bollente» dell’esenzione Ici sugli immobili della Chiesa e degli enti ecclesiastici destinati in Italia ad attività commerciali remunerate (alberghi, pensionati, ostelli, centri vacanze, ristoranti, negozi, uffici, banche, cinema, cliniche, università, ecc.), cioè non direttamente legati al culto, denunciato dal sottosegretario all’Economia Paolo Cento (Verdi), è un classico «pasticcio all’italiana» per colpa di un avverbio maldestramente inserito nella legge. In ballo ci sono imposte sugli immobili per circa 700 milioni di euro (secondo l’Anci) o addirittura per circa 1 miliardo (secondo stime vaticane). Il mancato introito crea un buco nelle casse dei Comuni e, in parte, dello Stato.

Ora l’Italia rischia di essere sanzionata dall’Unione Europea per violazione della concorrenza. Difatti, per vanificare gli effetti di una clamorosa sentenza emessa nel 2004 dalla Cassazione che aveva dato torto alla Chiesa costringendola anche a pagare 5 anni di arretrati, il 2 dicembre 2005, ricorrendo al voto di fiducia, il governo Berlusconi, come chiedeva la Cei (Conferenza episcopale italiana), esenta dall’Ici le attività commerciali svolte da confessioni religiose e onlus. A parole il governo Prodi si prefigge di cancellare subito la riforma, ripristinando il pagamento dell’Ici sugli immobili degli enti ecclesiastici destinati allo svolgimento di attività commerciali. Ma l’art. 39 del decreto legge Bersani, scritto in perfetto «burocratese», lascia di fatto in vigore l’esenzione.

Tutto ruota attorno all’avverbio «esclusivamente», che trae in inganno persino il senatore Natale Ripamonti (Verdi), relatore di maggioranza. Nel suo documento presentato in Senato nel luglio 2006 afferma che «l’art. 39 ripristina il pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici e le Onlus relativamente agli immobili in cui vengono svolte attività esclusivamente commerciali. La stima prudenziale è di 100 milioni di Euro». Poi, però, Ripamonti si accorge che nella frase c’è qualcosa che non va e che occorre cancellare l’avverbio «esclusivamente». Presenta quindi un emendamento, altrimenti sarebbe rimasto tutto invariato. In pratica, per aggirare la nuova legge Bersani bastava che presso l’immobile in cui ha sede un’attività commerciale gestita della Chiesa vi fosse un luogo di culto cattolico per far sì che tale attività commerciale fosse interamente esentata dal pagamento dell’Ici. L’emendamento Ripamonti e quello di altri senatori finisce però nel cestino per il voto di fiducia a Palazzo Madama.

Successivamente torna alla carica il deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Turco; ma il 18 novembre scorso una sua proposta viene bocciata a larghissima maggioranza (435 no e appena 29 sì). L’esponente della Rosa nel Pugno ricorda che l'Unione Europea nei mesi scorsi aveva indotto la Spagna ad adeguare il regime Iva che favoriva la Chiesa cattolica, e che la Corte di Giustizia Europea prevede che gli aiuti di Stato si applicano ad ogni soggetto che eserciti un’attività commerciale, senza privilegi per alcuno, vigendo il divieto di concorrenza sleale. Il verdetto di Bruxelles è atteso per fine anno.

Anche se non esiste un censimento preciso si può affermare che una parte significativa dei beni immobili di Roma è in mano alla Chiesa e ad enti ecclesiastici. Nella capitale gli istituti religiosi che non pagano l'Ici in base al Concordato ed alle successive leggi in vigore causano al Comune di Roma un mancato introito di circa 20 milioni di euro l'anno. Gran parte del Centro storico di Roma appartiene al Vaticano, compresi beni extraterritoriali: molti collegi e case generalizie, abitati ora da pochi religiosi, sono stati trasformati in alberghi a 4 stelle, residence e pensionati di lusso.

Dare un valore commerciale a questo «impero» è praticamente impossibile. Ci si può trovare indifferentemente di fronte a ettari di terreno edificabile o al palazzetto storico pronto alla ristrutturazione. Nel 2003 su circa 100 mila immobili appartenenti in Italia alla Chiesa e ad enti ecclesiastici si contavano nel campo dell’istruzione 8.784 scuole, suddivise in 6.228 materne, 1.280 elementari, 1.136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie, 5 grandi università oltre a 2.300 musei e biblioteche. Poi 4.712 centri di assistenza medica, suddivisi in 1.853 ospedali e case di cura, 10 grandi ospedali, nonché 111 ospedali di media dimensione, 1.669 centri di «difesa della vita e della famiglia», 534 consultori familiari, 399 nidi d’infanzia, 136 ambulatori e dispensari e 111 ospedali, più 674 di altro genere. Il tutto per un valore globale di alcune centinaia di miliardi di euro. Infine, 118 sedi vescovili, 12.314 parrocchie, quasi altrettanti oratori, 360 case generalizie di ordini religiosi, un migliaio di conventi maschili o femminili e 504 seminari.

Oltre agli attuali benefici fiscali sull'Ici, la Chiesa beneficia di circa 930 milioni di euro l’anno grazie all’8 per mille (dal 2007 c'è anche la novità dell'ulteriore 5 per mille). Vanno poi aggiunte le donazioni liberali dei contribuenti a favore della Chiesa, detraibili dalle denunce dei redditi fino a circa 1000 euro, nonché l’esenzione totale sui lasciti testamentari di beni mobili ed immobili da parte dei fedeli. In base ai Patti Lateranensi sono esenti da Irpef gli stipendi dei dipendenti della Santa Sede e le loro pensioni. Per la Chiesa sono poi previsti sconti sull'imposta Ires, nonché esenzioni Iva sul gas metano e anche sulla fornitura dell’acqua, tanto che è ancora aperto un contenzioso di circa 30 milioni di euro con l’Acea.